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Distretto federale

Con i suoi 1.7 milioni di abitanti BRASILIA è la capitale del Brasile.

Inseguivo la linea morbida e sensuale. La curva che vedo sulle colline brasiliane, nel corpo di un'amata, nelle nubi in cielo e nelle onde del­l'oceano.

Brasilia è un orrore utopico. Dovrebbe essere un simbolo di potere, invece è un museo di ideali architettonici.

L'impressione che si ha è quella di sbarcare su di un altro pianeta.

Brasilia deve essere apparsa bella sui progetti, e ancora lo è nelle foto che la ritrag­gono. Nel 1987 è stata aggiunta all'elenco stilato dalFUNESCO dei siti patrimonio dell'umanità, poiché è stata considerata uno dei più grandi esempi del movimento moderno di questo secolo che ha rivoluzio­nato i concetti architettonici e della pianifi­cazione urbanistica. Ma la grande città ideale del XX secolo è stata costruita per le automobili e i condi­zionatori, ma non a misura d'uomo. Le di­stanze sono enormi ed è impensabile per­correrle a piedi. Il sole splende, ma sono molto pochi gli alberi che riparano dal suo riverbero. Negli anni '60, i burocrati e i politici che vivono nella parte della città cosiddetta “modello pilota” furono attirati da aumenti salariali del 100% e dai grandi e lussuosi appartamenti destinati a diventare la loro residenza. Ma anche oggi, al termine della settimana lavorativa, tutti fuggono dalla città: alla volta di Rio, Sào Paulo o nei loro cìrcoli privati in altre città del paese, ovun-que l'atmosfera sia meno sterile di quella in cui sono costretti a vivere per tutta la settimana. Brasilia, inoltre, è una delle città più costose del Brasile.

I poveri devono starne alla larga, non hanno altra scelta. Provenienti principal­mente dal Nordeste, questi candangos (pionieri) lavorano nei cantieri edili e pres­so le industrie di servizio. Vivono nelle favelas (bassifondi), che loro stessi hanno definito le 'anti-Brasma', distanti fino a 30 km dal centro. Il divario materiale tra i pos­sidenti e i non possidenti ricorda molto la situazione delle township sudafricane.

Tutto questo è il risultato del lavoro di tré brasiliani: un pianificatore urbanistico (Lucio Costa), un architetto (Oscar Nie­meyer) e un architetto di paesaggi (Burle Marx), ognuno di essi figura di spicco nel-l'ambito della propria specializzazione. Furono incaricati dal presidente Juscelino Kubitschek di progettare una nuova capita­le intema, una città destinata a catalizzare lo sviluppo economico del vasto entroterra brasiliano. Grazie ai milioni di contadini poveri del Nordeste assoldati per lavorare 24 ore al giorno, Brasilia fu sorprendentemente costruita nell'arco di appena tré anni non si poteva definire propriamente terminata ma era pronta per essere la capitale (più tardi Niemeyer ammise che tutto fu portato a termine troppo velocemente). La capitale fu ufficialmente trasferita da Rio a Brasilia il 21 aprile del 1960.

Il vecchio sogno brasiliano di realizzare la città ideale da destinare al ruolo di capitale intema era stato sempre accantonato poiché esageratamente costoso. Cosa permise a Kubitschek di realizzarlo? Le sue politiche. Egli fece di Brasilia un simbolo della determinazione e dell'abilità del paese di scalare i vertici delle grandi potenze economiche. Kubitschek riuscì con successo a far breccia nel cuore dei Brasiliani af-finchè mettessero da parte le loro diversità e corressero uniti per la causa della città ideale. In questo modo il presidente ebbe modo di distogliere l'attenzione della popolazione dai problemi economici e sociali che continuavano ad affliggere il paese, guadagnando un'enorme popolarità personale e ricevendo ingenti somme di denaro in prestito dalla banche intemazionali.
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