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DESTINAZIONI>>Mato Grosso
C'è un racconto molto noto che narra di un naturalista in viaggio nel Mato Grosso. Disorientato dall'uniformità della foresta, il naturalista chiese alla sua guida indigena che aveva ucciso un uccello e lo aveva messo su un albero e, incredibilmente, alla fine della giornata seppe che strada prendere per recuperarlo e come facesse a riconoscere l'albero giusto. 'Si trovava nello stesso posto dove l'avevo lasciato', replicò candidamente l'indio.

Per cominciare ad apprezzare la vastità e l'inaccessibilità del Mato Grosso, leggete Brazilian Adventure, un classico di Peter Fleming, che oltre a fornire un'ottima in­troduzione a questo ambiente apparentemente ostile, è anche uno dei libri di viaggio più divertenti che siano mai stati scritti. Fleming racconta la storia della sua avven­tura alla ricerca del famoso esploratore britannico colonnello Fawcett, scomparso nel Mato Grosso nel 1925 sulle tracce della leggendaria città dell'oro.

Mato Grosso è sinonimo di bundu, di savana, di arbusti e di entroterra; una fitta boscaglia non sviluppata. Parte dell'elevata pianura che si estende attraverso l'intemo del Brasile, il Mato Grosso è una polverosa regione di rilievi ondulati dove scorrono alcuni dei fiumi per la pesca migliori del mondo, come l'Araguaia.

Questo è inoltre il territorio dove vivono molte delle ultime comunità di indios del Brasile, popolazioni minacciate dal rapido sviluppo agricolo (che richiama i contadini più poveri del Sul e del Mordeste alla disperata ricerca di terra) e da un governo che si dimostra tutt'altro che impegnato a garantirne i diritti.

C'è un detto in Brasile che recita 'il progresso sono le strade'. I collegamenti fondamentali come le strade da Belém a Brasilia e da Cuiabà a Santaré, hanno catalizzato l'apertura di vaste porzioni del Mato Grosso all'allevamento di bestiame e alla coltivazione di riso, cotone, soia, granturco e manioca, oltre che all'industria mineraria.

Questo è il selvaggio ovest del Brasile, dove la battaglia spesso disperata per la terra tra contadini, indios, minatori, ricchi proprietari terrieri e mercenari porta a fre­quenti uccisioni e all'espropriazione illegale di terra.

CUIABÀ

Con i suoi 450.000 abitanti Cuiabà è una città del miracolo ma anche un punto di confine. Nuove strade hanno aperto l'accesso ai territori del Mato Gros­so e dell'Amazzonia meridionale, favorendo l'immigrazione di contadini alla dispe­rata ricerca di terra e aumentando le espor­tazioni dei prodotti agricoli. Per molti anni, la popolazione di Cuiabà è cresciuta del 14% annuo, un record nazionale. L'esplosione demografica ha subito un netto arre­sto negli ultimi anni, tuttavia Cuiabà è ancora una delle città del miracolo brasiliane. È stata soprannominata baca de sertào (bocca dell'entroterra).

Fondata nel 1719 dai bandeirantes (bande di Paulistas che esploravano l'intemo) in cerca di giacimenti d'oro e di schiavi, Cuiabà possiede un'eredità storico-culturale troppo esigua per interessare i viaggiatori. È tuttavia una città vivace e una buona base per le escursioni nel Pantanal e nella Chapada dos Guimaràes, oltre che un utile tappa lungo il viaggio verso l'Amazzonia e la Bolivia.

La città è in realtà composta da due città gemelle separate dal Rio Cuiabà: l'antica Cuiabà e Vàrzea Grande (dove si trova l'aeroporto, non lontano dal Rio Cuiabà). La gente del posto ci è sembrata accogliente e simpatica.
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